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5 < Peste > e il suo incontro con il Medoro
6 Pre-
7 Festa del < Peste > nel Grande Bosco
8 Racconto Natalizio del < Peste > nel Grande Bosco
CHE MESSER TIGNA, oltre la borsa ci ha dato anche qualche moneta....
© Elaborati ideati e realizzati da Giampiero Brenci
< Peste > e il suo incontro con il Medoro V
Capanna Tassoni che vista da fuori pare un fungo incastonato tra le querce con il suo tetto d’ardesia, che l’umidità rende scintillante, vista da dentro ricorda l’interno di una zucca.
Le pareti di legno son di un bel giallo ambrato ed odorano di resina pino e di cera d’api.
Ora mie dilette lettrici ed arguti lettori ammetterete che un povero pellegrino dopo una lunga giornata di cammino non possa che sognar di ripararsi in un’Ostaria di tal fatta.
Certo ci son fatti che mi lasciano perplesso, ma ho ben compreso due cose: d’essere un ‘tardo’ di cervello fin dalla nascita e che, in un grande bosco, vi siano una moltitudine di cose che, di primo acchito, abbiano a comparir misteriose.
Il Nonno spinge due grossi ceppi nel camino e le fiamme saltellano alte con scricchiolii allegri e piccole scintille, leggiadre, salgono, lambiscono la pancia del grosso pentolone di rame, ripieno d’acqua, e s’inerpicano lungo il camino.
Nella sala siamo rimasti in quattro: il Nonno Oste, il Peste, la Rita ed il povero Pellegrino ramingo ed esule che è poi, io lo voglio sperare, il Vostro Narratore di fiducia.
Gli altri avventori sono scomparsi alla spicciolata: alcuni sono usciti per raggiungere le loro abitazioni, altri hanno raggiunto le due sale dormitorio sul retro della costruzione.
Hem…. devo correggermi! Siamo in cinque: v’è anche Medoro che, non sentendosi citato, mi s’è avvicinato, m’ha imprigionato un polpaccio tra le sue possenti mascelle ed ha emesso un uggiolio sordo, lontano e vagamente minaccioso.
<Mie dilette lettrici ed arguti lettori nella sala v’è anche il mitico, possente Medoro! Terrore di orsi, cinghiali, lupi, lepri ed altre creature orride…..-
Lui lascia la presa, mi fissa per un attimo, poi scuote la grossa testa come a compatirmi e, sussiegoso come un re che abbia a che fare con servi ignoranti, infidi e bisognosi d’essere ripresi con mano ferma, si dirige verso la cucina.
Io ho da credere che vada ad appropriarsi di qualche bell’osso di prosciutto o di qualche succulento scarto; soddisfatto, tutto sommato, che la sua presenza sia stata giustamente annotata.
Mie dilette lettrici ed arguti lettori avrete ben capito che il Vostro Narratore di fiducia non sia un eroe senza macchia e senza paura e che non sia nemmeno un fellone tremebondo, ma vi posso garantire che avere un polpaccio imprigionato tra quella doppia fila di denti possenti non sia stato del tutto piacevole.
Il Nonno e la Rita s’affrettano a rassicurarmi che, mai e poi mai il Medoro m’avrebbe recato offesa.
Il Peste che ha assistito alla scena riprende a far colare un filo di miele selvatico, contenuto in un piccolo orcio di ceramica, su una fetta di pane che ha precedentemente abbrustolito sulle fiamme.
< Pellegrino, sei fortunato che il Medoro t’abbia in simpatia – borbotta il delizioso fanciullo dopo aver dato un morso rumoroso e corposo al suo dolce – Ma come già ti dissi l’ha solo per i vecchi, le Monne piacenti, i pargoli e i ‘tardi’ di cervello -
Mie dilette lettrici ed arguti lettori non so cosa mi trattenga da inviare il serafico fanciullo a sedersi sulle braci del camino che occhieggiano gagliarde sotto i due ceppi che il Nonno, con un sorrisetto indefinibile, finge di sistemare anche se non ve n’è alcun bisogno.
Rita scuote il capo e le trecce danzano festose attorno al suo visino.
Il Medoro rientra e come un guitto, di quelli che girano per le fiere a rappresentar commedie e madrigali, ‘coglie’ il momento. Sa d’essere al centro dell’attenzione.
Ha uno stinco di cinghiale che penzola dalla bocca, con uno scatto della testa lo lancia in aria, lo accoglie tra le mascelle e con naturalezza lo frantuma per poi mettersi a masticare carne, tendini e schegge d’osso con grande piacere.
<L’ho trovato cucciolo nel bosco ferito alle zampe posteriori – ricorda, a bocca piena, il Peste : -
Secondo il Nonno non avrebbe passato la notte, ma lui è un gran saccente brontolone…..
Ed ora cresciamo assieme. E me ne insegna di cose! – e dopo un attimo, ed un altro morso al suo dolce, aggiunge: -
Medoro, che ha finito lo spuntino, gli appoggia il testone sulle gambe magre ed uggiola nemmeno fosse un cucciolo grande quanto una mano invece d’essere un grosso meticcio di pelo nero che non teme orsi, cingnali, lupi ed….. Elfi.
Già, Elfi….. Come quello che vedo oltre la finestra, a cavalcioni di un ramo che si dondola lasciando nell’aria scura e densa un pulviscolo iridescente.
Appena s’accorge che mi sia accorto di lui compie una capriola e scompare.
Mie dilette lettrici ed arguti lettori un brivido mi arpeggia lungo la schiena: alla prossima… Forse!